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Pubblicazione a carattere non periodico, registrata presso il CNR ISSN al numero 2499-8524. Leggi il Colophon.

Le leggi dell'architettura dalla prospettiva di un fisico

Ci sono tre leggi dell'ordine architettonico, che sono ottenute attraverso analogie con principi fisici di base. Si applicano sia ai sistemi naturali sia alle strutture costruite dall'uomo. Queste leggi possono essere usate per creare edifici che corrispondano al comfort emotivo e alla bellezza dei grandi edifici storici del mondo. Le leggi sono consistenti con tutte le architetture di ogni parte del mondo: ad esempio le architetture Classiche, Bizantine, Gotiche, Rinascimentali, Barocche, Islamiche, del vicino Oriente e del lontano Oriente, e dell'Art Nouveau; ma non con molte delle forme architettoniche degli ultimi settant'anni. Sembra che le architetture del ventesimo secolo di fatto contraddicano tutte le altre, evitando alcune regole di ordine costruttivo.

Verso architetture resilienti 5: il metodo di progettazione agile

Nel corso degli ultimi due millenni e mezzo, la nostra specie ha compiuto progressi storici nel raggiungimento (parziale ma sostanziale) degli antichi ideali di democrazia, diritti umani, giustizia e uguaglianza. Le nostre istituzioni scientifiche e tecnologiche hanno fatto progressi brillanti, mentre l'economia globale ha creato una ricchezza senza precedenti. Miliardi di persone in tutto il mondo sono più sane, più istruite, e hanno più potere di plasmare la propria vita e il proprio futuro.

Ma tuttavia, come molti sanno bene, stiamo entrando in un'era di crescente minaccia esistenziale - causata, ironia della sorte, dai nostri stessi successi tecnologici. Stiamo esaurendo le nostre risorse a livelli insostenibili, e stiamo creando danni senza precedenti ai sistemi critici della Terra, su cui dipendono la prosperità e la vita stessa. La nostra tecnologia - compresa la nostra tecnologia economica - sta provocando a cascata una serie interconnessa di conseguenze non intenzionali, che degradano la qualità della vita, e ora minacciano di diventare catastrofiche. L'esempio più notevole (anche se non l'unico) è il cambiamento climatico antropogenico.

Contributo di costruzione

Il contributo di costruzione è definito sia a livello nazionale nel Testo Unico sull'Edilizia ed è correlato alla presenza di un "permesso di costruire", sia a livello regionale in Lombardia ove è definito nella Legge per il Governo del Territorio, all. art. 43 e seguenti, ed è dovuto per tutti gli interventi di "nuova costruzione", "ampliamento di edifici esistenti" e di "ristrutturazione".

La parola "ristrutturazione" nel contesto urbanistico-edilizio ha un significato ben preciso e non è da confondere con la parola "ristrutturazione" usata nel linguaggio comune di tutti i giorni (ad es. quando si dice "devo ristrutturare una casa" o "l'immobile ha bisogno di una ristrutturazione"). Un immobile può ad esempio essere "ristrutturato" (inteso come parola comune) mediante un intervento qualificato come "manutenzione straordinaria" oppure come "ristrutturazione" (entrambe parole tecniche in ambito urbanistico-edilizio).

Per sapere se un intervento ricade in una delle casistiche sopra indicate, fatta eccezione per il caso ovvio di nuove costruzioni su terreni da edificare, e quindi per capire se si ricade in un "ampliamento" o in una "ristrutturazione" (soggetti a contributo) invece che in una "manutenzione straordinaria" o in un "restauro e risanamento conservativo" (non soggetti a contributo), è necessario valutare vari fattori, tra i quali:

  • il tipo e l'entità delle opere da eseguire, in particolare in presenza di frazionamento;
  • la dimensione e la sistematicità dell'intervento;
  • la localizzazione dell'intervento (ad es. se in centro storico o in periferia);
  • la presenza o meno di un cambio d'uso contestuale all'intervento;
  • l'esistenza di leggi o circolari specifiche che possano obbligare l'inquadramento di un intervento in una specifica categoria (ad es. il recupero di sottotetti).

Recupero di seminterrati a fini abitativi, commerciali, uffici e alberghi

In Regione Lombardia è consentito recuperare i vani e i locali seminterrati al fine di contenere il consumo di nuovo territorio con l'obiettivo di incentivare la rigenerazione urbana e favorire l’installazione di impianti tecnologici di contenimento dei consumi energetici e delle emissioni in atmosfera. Con la Delibera del Consiglio Comunale n. 29 del 23/10/2017, il Comune di Milano ha meglio specificato i requisiti che i seminterrati devono possedere per essere recuperati.

I seminterrati sono recuperabili solo per destinazioni commerciali, terziarie (uffici) e residenziali. Si presumono comprese, anche se non esplicitamente indicate (se non all'art. 2, comma 8), le destinazioni turistico-ricettive di cui all'art. 18 della Legge Regionale 1 ottobre 2015, n. 27 (Politiche regionali in materia di turismo e attrattività del territorio lombardo).

Sono escluse le destinazioni produttive (laboratori, magazzini, opifici, etc.), quindi non potranno essere recuperati i seminterrati per attività artigianali, produttive o per le quali abbiate bisogno di un laboratorio.

Cambio di destinazione d'uso da laboratorio a residenza

Questo articolo è un approfondimento dell'articolo Cambio di destinazione d'uso - PGT Milano, che tratta la disciplina generale del cambio d'uso a Milano e che consiglio di leggere perché contiene nozioni e procedure che integrano questo approfondimento sugli accertamenti, le problematiche, l'ordine di grandezza dei costi e i soggetti coinvolti nei cambi d'uso di immobili a carattere produttivo o industriale.

Il cambio di destinazione d'uso di una unità immobiliare (o di un intero immobile o di una sua porzione) da una destinazione produttiva (laboratorio, officina, magazzino e simili) ad una destinazione residenziale (appartamento, affittacamere, bed&breakfast, etc.) è, di norma, una procedura articolata per la quale sono necessari vari accertamenti e indagini, cosi come il coinvolgimento di altri soggetti (professionisti specialisti ed enti pubblici), oltre che i lavori di adeguamento funzionale.

Cambio di destinazione d'uso a Milano

Il cambio di destinazione d'uso a Milano è disciplinato, nei suoi aspetti principali, dall'art. 30 del Regolamento Edilizio, dall'art. 8 del Piano delle Regole, dall'art. 11 del Piano dei Servizi, dagli artt. 51 e 52 della Legge Regionale 11 marzo 2005, n. 12 e anche dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 -"Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia".

Per comprendere la disciplina della modifica della destinazione d'uso e non fraintendersi sul significato delle parole, ma soprattutto per capire i paragrafi successivi, è necessario definire alcuni concetti e alcuni termini, che in campo urbanistico ed edilizio hanno un significato preciso.

La destinazione d'uso urbanistica di un immobile, di una sua porzione o di una unità immobiliare, non è data dalla categoria catastale (ad es. A/3, A/10, C/2, C/3, etc.), come molti pensano, ma dall'ultimo titolo edilizio abilitativo legittimo o, in mancanza, dagli atti di fabbrica.

Recupero di sottotetto a fini abitativi

La Regione Lombardia promuove il recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti al fine di contenere il consumo di nuovo territorio e di favorire la realizzazione di interventi per il contenimento dei consumi energetici (ad es. coibentazioni della copertura). Di seguito elenco sinteticamente le verifiche da fare, sia quelle indicate nella norma, sia quelle contenute in circolari o in norme diverse. In calce all'articolo indico quali sono i costi e gli oneri connessi al recupero di un sottotetto. Qualora siate interessati anche al recupero dei seminterrati potete leggere l'articolo relativo al Recupero di seminterrati a fini abitativi, commerciali, uffici e alberghi.

Si definiscono sottotetti i volumi sovrastanti l’ultimo piano degli edifici dei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura. A Milano non è possibile recuperare sottotetti esistenti la cui altezza di colmo sia inferiore a 180 cm. Sotto questa misura, il sottotetto viene inteso come volume tecnico e non come spazio che possa essere recuperato.

Acquistare casa: verifiche preliminari, proposta e clausole

L'acquirente interessato a comprare casa (o meglio tecnicamente, il promissario acquirente, anche indicato come "promittente acquirente" o "proponente" in base al contesto), nelle fasi iniziali della trattativa e soprattutto all'atto della sottoscrizione di una proposta d'acquisto, è in una condizione di svantaggio informativo, ovvero deve fidarsi del venditore e dell'eventuale mediatore immobiliare riguardo alle informazioni sulle condizioni dell'immobile dal punto di vista urbanistico-edilizio, impiantistico, ipotecario, della titolarità e provenienza, dei gravami condominiali, etc.

Poco male, si dirà, dato che l'agenzia immobiliare è li apposta per informare completamente l'acquirente e che, infine, ci sarà un notaio che garantirà tutto. Ma, tecnicamente, non è proprio cosi: bisogna intendersi su ciò che significa "informare" e "garantire", e quali sono i limiti. A sostegno della tesi che l'acquirente abbia necessità di tutela, da tempo le associazioni dei consumatori e il Consiglio Nazionale del Notariato hanno predisposto alcune guide per il cittadino, proprio per ridurre i rischi e le incertezze dell'acquirente.

Gli uffici "open space": non funzionali e poco flessibili

Un articolo di Matt Van Hoven del 31 gennaio 2014 risolleva la questione dell'efficacia degli uffici open space e i motivi che spingono le Compagnie e le Agenzie a richiedere questo tipo di spazi, arrivando alla conclusione che, in molti casi, questa esigenza nasce da falsi presupposti. In particolare, un assunto si basa su un errore di trasposizione dai concetti di marketing e comunicazione ai requisiti dei luoghi di lavoro.

Le soluzioni open space aiutano la retorica delle Compagnie, dove le parole comunicazione, collaborazione, creatività e rapidità sembrano bene adattarsi agli spazi fluidi e aperti. Nuove start-up e società già consolidate adottano questo modello di ufficio sulla base di paradigmi non sempre verificati: flessibilità degli spazi, velocità delle comunicazioni, postazioni intercambiabili, migliore creatività per un aumentato scambio di informazioni, maggiore motivazione delle persone dovuta al contatto (e controllo) diretto.

Verso architetture resilienti 4: la Geometria della Resilienza

Abbiamo già descritto quattro caratteristiche chiave delle strutture resilienti nei sistemi naturali: diversità; struttura a rete; distribuzione tra scale e la capacità di auto-adattarsi e "auto-organizzarsi". Abbiamo mostrato come queste caratteristiche possono permettere ad una struttura di adattarsi agli shock e ai cambiamenti che potrebbero altrimenti rivelarsi catastrofici (vedi il post intitolato Lezioni di Biologia) .

Abbiamo anche sostenuto che un futuro più resiliente per l'umanità dovrà richiedere nuove tecnologie che incorporino proprio queste caratteristiche. Come risultato, la progettazione ambientale, in particolare, è destinata a cambiare radicalmente.

Queste caratteristiche desiderabili non esistono come entità astratte. Esse sono invece incorporate nelle geometrie fisiche del nostro mondo - nel rapporto tra gli elementi nello spazio. Come vedremo più avanti, queste geometrie emergono in genere dai processi che generano resilienza, ma a loro volta creano - o distruggono - la capacità di resilienza nel loro piccolo. Quindi, se vogliamo un futuro più resiliente, dobbiamo prima capire queste geometrie e i processi tecnologici ed economici che le producono.