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Pubblicazione a carattere non periodico, registrata presso il CNR ISSN al numero 2499-8524. Leggi il Colophon.

Verso Architetture Resilienti 1: Lezioni di Biologia

In questi giorni, la parola "resilienza" sta facendo il giro tra i progettisti ambientali. In alcuni contesti sta minacciando di sostituire un'altra parola popolare, “sostenibilità”. Ciò è in parte il riflesso di eventi importanti come l'uragano Sandy, che si aggiunge alla lista crescente di altri eventi dirompenti come gli tsunami, la siccità e le ondate di calore. Sappiamo che non possiamo progettare in funzione di tutti questi eventi imprevedibili, ma potremmo assicurarci che i nostri edifici e le città siano in grado di resistere meglio a queste calamità e di riprendersi in seguito. Ad una scala più ampia, dobbiamo essere in grado di resistere alle scosse del cambiamento climatico, alla distruzione e all'esaurimento delle risorse, e ad una serie di altre sfide crescenti per il benessere umano. Abbiamo bisogno di una progettazione più resiliente, non intesa come uno slogan alla moda, ma come una necessità per la nostra sopravvivenza a lungo termine.

Oltre ad essere una idea interessante, cos'è realmente la resilienza, in termini sostanziali? Quali insegnamenti noi progettisti possiamo applicare per raggiungerla? In particolare, cosa possiamo imparare dalla resilienza dei sistemi naturali? Molto, a quanto sembra.

The Big Rethink: farewell to modernism − and modernity too

The second essay in the new Campaign decries Modernism for its betrayal of our essential humanity, and puts the case for why this must be regained to achieve true sustainability. In an emerging epoch based on a vision of a ‘living, organic universe’, architecture must start again to mediate our relations between nature, place and community.

Last month’s essay concluded by asserting that the ugent quest for sustainability spelt the end not only for Postmodernism, but also the termination of, rather than a return to, Modernism. If the former is not disposed to effective action (for reasons to be explored next month), the latter is unsustainable to its core. This month we start our investigation of the latter claim by exploring some key aspects of the unsustainability of modern architecture, recognising this belongs to the final, climactic phase of modernity − the era that started with the Renaissance and emergence of science. (The fundamental unsustainability of modernity, which further compounds that of modern architecture, will be explored in a later essay.) First, a caveat: although the downsides of modernity and postmodernity are a major topic of the Big Rethink, both cultural paradigms have also brought great and lasting gifts.